un voto per Cordenons

Ci si può fidare dei cattolici a sinistra

Grazie, innanzitutto, del tuo intervento anche se avrei preferito che fosse firmato. Dico subito, che non è facile risponderti senza correre il rischio di dilungarmi troppo, tante sono le domande, le affermazioni e le provocazioni (in senso positivo) che lanci. Mi pare evidente dalle idee che esprimi che ci sono punti in cui ci potremmo trovare d’accordo e altri in cui le distanze rimarrebbero molto marcate anche a seguito di un lunga discussione. Non per mettere le mani avanti, ma sono convinto che in un contesto pluralistico di valori e orientamenti come quello in cui viviamo ci si può trovare, su alcuni “punti forti” e molto spesso “delicati” –seppure aperti al confronto e al dialogo- nell’impossibilità di trovare una convergenza di idee (almeno immediata).

Sono già lusingato che tu abbia potuto apprezzare il fatto che sono un cattolico a cui piace tener fermo il principio della laicità nell’impegno politico e concordo con te che altri cattolici –o sedicenti tali-, per quanto a parole si dicano osservanti di tale principio, in realtà non ne siano capaci. A dire il vero, in politica mi pare che esprimersi e battersi accettando le regole del dibattito laico sia un esercizio difficile per tutti, anche per quelli che fanno della cultura laica, e quindi lontana da ogni confessione religiosa, una forma di religione di segno opposto. Affrontare le questioni in modo laico non è quindi un argomento così scontato come tu affermi.

Quando lamenti “un’influenza e una ingerenza pesantissima della Chiesa cattolica e romana in alcune vicende politiche degli ultimi anni” mi sento di darti un po’ di ragione, ma più nella forma che nella sostanza. Intendo dire che, pur mantenendo ferma e netta la distinzione tra Stato e Chiesa, in un rapporto di leale e reciproca autonomia (faccio riferimento alla Costituzione), non si può pensare di imbavagliare la Chiesa impededole di dire quanto è nella sua essenza: evangelizzare significa “annunciare la buona notizia”. In democrazia il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero deve essere uguale per tutti anche per la Chiesa. Detto questo, non ho timore a esprimere più d’una perplessità sulle modalità comunicative utilizzate, l’enfasi posta su alcune questioni rispetto ad altre e l’unilateralità che la gerarchia ecclesiastica in alcuni casi esercita anche sui laici cristiani. Tuttavia, e ripeto, aldilà dei modi, gli interventi della Chiesa vanno a toccare questioni cruciali dell’esistenza dell’uomo e sul futuro della società: problemi etici riguardanti la vita e la morte, la salvaguardia del creato, la famiglia in quanto nucleo sociale imprescindibile anche solo a motivo della continuazione della specie, ecc. Sarà un interlocutore a volte scomodo, ma la Chiesa è ancora una delle poche voci “pubbliche” che fa discutere e riflettere, che invita ad un discernimento serio sul senso delle scelte “tecnicamente” possibili ma non sempre moralmente lecite, perché di dubbio servizio all’uomo.

Voglio citare un laico non credente come Pietro Barcellona[1] per farti capire come una laicità non ideologizzata si esprime sui temi “caldi” della vita: “Diciamo che il patrimonio genetico è un bene che appartiene all’intera collettività storica nella quale si è formato. Come devono essere socialmente condivisi l’ambiente o il patrimonio storico-culturale, così c’è un fondamento, che è anch’esso culturale, c’è una radice antropologica, una specificità umana, che non possono essere messi a disposizione di una libertà senza limiti. […] Non si può trasformare in diritto qualsiasi oggetto o proiezione del nostro personale desiderio. […] Che la scienza faccia la sua strada! Non possiamo però consentire che tutto ciò che è tecnicamente fattibile diventi al tempo stesso lecito” (pag. 22 e ss). Sono alcuni passaggi di un libro-intervista che consiglio di leggere perché sa esprimere una posizione libera e razionalmente feconda verso i problemi contemporanei, una posizione capace di superare sia il mito laicista della indiscutibilità della scienza e della tecnica (di fatto una nuova religione), sia la proclamazione spesso strumentale dei principi religiosi da parte di quei cattolici che in politica non accettano discussioni e quindi fuggono la fatica delle mediazioni razionalmente accettabili. 


Non ti spaventi l’espressione "purificazione della ragione" tratta dall’ultima enciclica del papa, perché non nasconde nessuna intenzione integralista o peggio sprezzante della ragione umana. Si tratta di una espressione certamente non usuale nel vocabolario dei laici, sicuramente molto ecclesiale e teologica e quindi travisabile dai più, ma -in fondo- va intesa come un atto che va nella direzione della de-ideologizzazione del pensiero, volta a richiamare il senso della responsabilità individuale e collettiva, una responsabilità disponibile a guardare, anche solo con saggezza e onestà intellettuale, alle conseguenze future di certe scelte che sul momento, in ossequio ad un’idea di libertà troppo facile, possono appagare desideri e volontà di singoli o gruppi di persone prescindendo dal bene comune.


Non mi sento “cattocomunista” anche se non rinuncio a dire che c’è del buono e dell’utile nella tradizione del comunismo italiano, come già accennato nel mio primo intervento. E come te penso che il neo-liberismo in salsa berlusconiana sia cosa ben diversa da quel liberismo classico a cui ti richiami. Dirò di più: mi riconosco in diverse idee del miglior liberalismo democratico, cioè quello che non fa del mercato quel luogo mitico dove ogni domanda trova la sua offerta; dove meno regole ci sono è meglio è, perché è dimostrato che i monopoli sono il contrario del libero mercato e perchè la competitività non può essere assoluta e quindi svincolata dalla solidarietà; credo in quel liberalismo -che guarda a sinistra- per il quale la competizione ha bisogno di essere equilibrata dalla capacità cooperativa naturalmente emergente dalla società civile, che vede nel welfare un bene pubblico da salvaguardare anche aumentando la partecipazione pluralistica di soggetti privati (perlopiù noprofit) secondo regole e verifiche pubbliche del loro operato, perché anche lo sviluppo non statalista non può prescindere da un controllo oculato sull’uso delle risorse economiche e non può fare a meno di tutelare seriamente l’ambiente.

Per concludere, sono convinto che questi orientamenti servano a guidare sia le scelte di governo di una nazione (e qui ci penserà Prodi) che quelle di una amministrazione locale (Mucignat sarà un buon sindaco!) ed è per questo motivo che mi sono candidato con i DS, nel centrosinistra guidato da Carlo in un momento che mi sembra delicato per il futuro dell’Italia e di Cordenons.

Grazie per l’opportunità che mi hai dato di esplicitare ciò in cui credo.

Giovanni Ghiani

 


[1] P.Barcellona, Critica della ragion laica, Città Aperta Edizioni, 2006

 

 

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