un voto per Cordenons

Oltre le pregiudiziali ideologiche

Per un impegno serio dei cattolici in politica

Non nascondo il mio stupore, misto a contrarietà, quando vedo anche dei cattolici praticanti lanciare “scomuniche” nei confronti di chi, cattolico praticante come loro, ha deciso di esprimere il proprio impegno politico all’interno dello schieramento di centro-sinistra e in modo ancor più pesante se si è collocato tra le fila dei Democratici di Sinistra. Prendo spunto da un’esperienza vissuta personalmente in questi giorni che mi spinge a formulare delle considerazioni, credo ragionevoli, pur sapendo che la politica è fatta non solo di ragione ma anche di passione talvolta viscerale.

Facendo un po’ di conti vorrei ricordare che:

1.   il muro di Berlino è caduto 17 anni fa portando con sé un moto di liberazione non solo materiale, ma anche mentale per milioni di persone, facendo crollare i muri ideologici all’interno dei partiti di ispirazione comunista e aprendo una stagione di rinnovamento e autocritica sincera;

2.   Sono già trascorsi poco più di 15 anni dalla svolta storica di Occhetto che, fondando il PDS, decretò la fine del partito comunista italiano e contemporaneamente imboccò la via della socialdemocrazia europea;

3.   Da 8 anni il partito porta il nome di Democratici di Sinistra, assumendo a pieno titolo una identità plurale composta dalle componenti socialista, cristiano-sociale, ambientalista e liberal a cui va il merito di aver intrapreso uno sforzo di elaborazione politica innovativa capace di accogliere in modo significativo, ma rigorosamente laico, anche le idee e i valori del cattolicesimo democratico.

Eppure dopo questa lunga, graduale e concreta evoluzione politico-culturale (che porterà presto al Partito Democratico) il maggior partito della sinistra italiana viene fatto passare ancora oggi, dalla propaganda berlusconiana, come una banda di pericolosi comunisti retrogradi e liberticidi. Accuse che, peraltro, appaiono ingiustificate anche quando sono rivolte ai partiti che si richiamano esplicitamente alla tradizione del comunismo italiano, che -di fatto- è sempre stato democratico sin dalla elaborazione unitaria della Carta Costituzionale. Francamente trovo intollerabile che si agiti lo spettro del comunismo (dagli evidenti riferimenti staliniani) misconoscendo la verità storica, con l’unico scopo strumentale di indurre la gente a non votare per il centro-sinistra sperando di contare ancora su quel riflesso condizionato che sembra scattare quando si grida al “pericolo comunista”. Il centro-destra berlusconiano, ha caricato talmente il termine “comunista” di ogni sorta di negatività e nefandezza da oltrepassare ogni limite di buon senso.

Da cattolico praticante dico, con le parole di Maritain (filosofo cattolico molto amato da Papa Montini), che il comunismo è stata l’ultima “eresia cristiana”. E come tutte le eresie, oltre all’errore - in questo caso- dell’ateismo e del materialismo (ora in buona parte superati), ha portato con sè anche il germe della rigenerazione del cristianesimo “ortodosso” e del liberalismo democratico.  Siamo onesti: la preoccupazione per la giustizia sociale, il primato della persona e del lavoro sul capitale, il riscatto degli oppressi, la lotta contro ogni forma di mercificazione sono punti-chiave che hanno fatto del comunismo uno sprone continuo per il cattolicesimo e l’impegno politico dei cattolici, purtroppo ora ridicolizzato –e me ne dispiaccio- dai neoliberisti del centro-destra. Anche Papa Benedetto XVI nella sua recente enciclica “Deus caritas est” ricorda che nell’Ottocento “le strutture di produzione e il capitale erano ormai il nuovo potere che posto nelle mani di pochi, comportava per le masse lavoratrici una privazione di diritti contro la quale bisognava ribellarsi. E’ doveroso ammettere che i rappresentanti della Chiesa hanno percepito solo lentamente che il problema della giusta struttura della società si poneva in modo nuovo” (nn.26-27).

Trovo quindi disdicevole che ci siano cattolici del centro-destra pronti a dar man forte a questa campagna denigratoria verso il centro-sinistra arrogandosi il diritto di pensare e lasciare intendere che solo loro siano i veri intepreti della dottrina sociale della Chiesa. Io la penso diversamente e mi appello a quanto dichiarato ufficialmente dalla Chiesa Cattolica nel 1995 con il Convegno Ecclesiale di Palermo (che prese atto della fine dell’unità politico-partitica dei cattolici) per cui “ La Chiesa non deve e non intende coinvolgersi con alcuna scelta di schieramento politico o di partito, come del resto non esprime preferenze per l’una o per l’altra soluzione istituzionale o costituzionale, che sia rispettosa dell’autentica democrazia” (Atti del Convegno pag.62-63) così pure mi rifaccio alle parole di Benedetto XVI laddove, sempre nella recente enciclica, espressamente dice: “La fede permette alla ragione di svolgere in modo migliore il suo compito e di vedere meglio ciò che le è proprio. E’ qui che si colloca la dottrina sociale cattolica: essa non vuole conferire alla Chiesa un potere sullo Stato. Neppure vuole imporre a coloro che non condividono la fede prospettive e modi di comportamento che appartengono a questa. Vuole semplicemente contribuire alla purificazione della ragione e recare il proprio aiuto per far sì che ciò che è giusto possa, qui ed ora, essere riconosciuto e poi realizzato” (n.28).

Ciò che ci viene raccomandato, aldilà dell’appartenenza politica, è di essere cattolici intelligenti, di attingere alla dottrina sociale cattolica come fonte di ispirazione per contribuire alla purificazione della ragione, unica base di discussione che accomuna credenti e non credenti e ora quanto mai necessaria sia a destra che a sinistra. La dottrina sociale cattolica non va usata come una clava ideologica contro qualcuno. Serve per fondare laicamente e non ideologicamente le ragioni di una politica più umana, che metta al centro la persona sempre e comunque (dal concepimento alla morte naturale), per promuovere uno sviluppo economico improntato alla giustizia sociale, alla sobrietà e alla salvaguardia del creato, per tutelare i diritti dei più deboli, per promuovere una pace che fa tutt’uno con la giustizia e la fratellanza dei popoli. E’ sulla base di questi convincimenti che ho scelto di impegnarmi politicamente con l’Unione di centro-sinistra e in particolare come indipendente nei Democratici di Sinistra al cui interno trova spazio la sensibilità dei Cristiano Sociali.

Concludendo, credo che, in un contesto pluralistico come quello in cui ci troviamo a vivere, il ruolo del cattolico impegnato politicamente si debba giocare su tre fronti in modo distinto ma interdipendente:

  1. sul piano ecclesiale deve vivere e testimoniare la sua fede educando ed educandosi ai valori evangelici in compagnia fraterna della comunità cristiana cercando sostegno nella preghiera e nel dialogo della fede;

  2. sul piano socio-culturale deve esercitare un ruolo di testimonianza e di animazione culturale esigente ed improntata al massimo dialogo possibile con tutti per far lievitare, nella pasta della comunità civile, i valori e le scelte di vita umanizzanti del cristianesimo;

  3. infine, sul piano politico-istituzionale il cattolico deve saper realizzare, all’interno del partito di appartenenza e delle istituzioni pubbliche, il massimo della mediazione possibile tra la sua ispirazione cristiana della politica e quella degli altri, con le loro culture e sensibilità valoriali, avendo a cuore che il bene comune possibile da realizzare va comunque perseguito attraverso il confronto razionale delle posizioni in campo e quindi facendo perno sul principio della laicità che ci accomuna tutti e che è fondamento della democrazia. La coscienza e le capacità culturali personali diranno quanto “sale” saprà metterci il cristiano nella costruzione della città dell’uomo.

In questo modo non sarà necessario chiedere alla politica di supplire quanto deve essere fatto a livello ecclesiale e socio-culturale affinchè valori e scelte concrete sul piano politico-istituzionale trovino ascolto nelle sedi deputate per trovare le soluzioni specifiche che realizzano il bene comune.

 

 

Giovanni Ghiani

 

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