La profezia di NostraDomus (Libertatum)
- l’elezione -
Or
che voto popolar s’appresta
italici
forzuti in pompa magna
raccolgonsi al village in festa
fra
tortelli, vin
e anca lasagna
E mentre un empie il bicchiere
L’altro di carni roste
s’ingozza
Alcuni, riuniti in
forti schiere
cantano,
co’ la voce
strozza:
“Osteria dell’elezione,
paraponziponzipò
noi
vinciam con Berluscone
paraponziponzipò
Ad aprile alle
politiche
ce
li mangiamo come cotiche
dacci
lo voto cittadino
dacci
lo voto cittààààààà”
L’inno de lo duce cavaliere
Sovrasta ogn’altro canto lieve
Nel mezzo di tracotanti
fiere
S’avanza sol parola greve.
Destato da cotanto
chiasso
Da
la sua grande dimora avita
Nel
mentre asconde un asso
E
prova un trucco co’ le dita
Agguanta la cornetta lestolesto
E
parla a’ suoi fidi poco tristi:
“Se
vince la manca, fìa funesto,
miseria,
fame e anca terroristi;
se
vince la diritta, al più presto,
farò
ricchi anca i poveri cristi!”
Così lo
duce con voce gracchia.
Al suo parlar, giunse Edoardo
E
ratto, come acuto sguardo,
Replicò:“Con gran pernacchia
S’accoglie il tuo
parlar tardo,
poi
ché tu sei tutta ‘na macchia!”
Financo Antonio
Delle Corti
Udendo pinzellacchere sì forti
Al rio così parlò : “Cavaliere,
ma
mi faccia davvero il piacere!”
Lo popolo, con gran
pazienza,
aspettò
che l’urna s’aprisse;
si
stette in pace e con coscienza su tutte le schede ulivo scrisse,
sì che ‘l cavalier
tutto soffrisse.
Natale da Sorrento,
detto “Il Sorrentino”